Una bella fiera apre i battenti, tante notizie molto attese e una certezza ci travolgono: Microsoft le sta mettendo in pratica davvero tutte per sfondare sul mercato nipponico.
Ci prova dal 2005 e le sue strategie sono state al momento tutte vanificate per una serie infinita di motivi, principalmente culturali e di marketing. Innanzitutto ha due colossi “di bandiera” contro cui confrontarsi, ma non bisogna tralasciare il fatto che dove il parco titoli pieno di fps dà (USA ed Europa), il parco titoli toglie (Giappone, dove il genere non ha molti seguaci).
E’ in quest’ottica che vanno inquadrate molte delle manovre recenti, che sono passate dal rilascio di GdR di impostazione tipicamente nipponica (Lost Odyssey e Blue Dragon), alla guerra senza esclusione di colpi per sottrarre preziose esclusive a Sony (Devil May Cry e Final Fantasy). Nel frattempo, tra i due litiganti il terzo (Nintendo) gode, e pure parecchio.
In ogni caso a questo Tokyo Game Show l’offensiva riparte alla grande e, nell’attesa delle repliche dal fronte PS3, ci godiamo quello che più ci interessa, cioè i giochi presentati. Tralasciando quelli di cui abbiamo parlato in precedenza, come Resident Evil 5 di cui abbiamo un nuovo filmato, vediamo come le manovre di cui sopra non sono ancora state abbandonate e si combinano tutte in una strategia inattaccabile.
I giocatori giapponesi vogliono GdR? Microsoft ci darà in pasto le centinaia di ore di gioco di Star Ocean: The Last Hope e di Last Remnant (entrambi da Square Enix) , col secondo in uscita a fine Novembre, mentre per il primo dovremo aspettare i primi di Marzo.
Non alzatevi, perchè abbiamo appena cominciato: il secondo aspetto suddetto riguardava le esclusive strappate… Stavolta a venire sepolta da verdi banconote sarà Namco Bandai, che rilascerà in contemporanea su PS3 e XBox360 Tekken 6! Un picchiaduro che ha fatto scuola in virtù di modelli 3d paurosamente realistici e a un gameplay complesso, in grado di attirare un numero enorme di fans in tutto il mondo: altro passo per avvicinare gli scettici che ritengono l’Xbox una macchina monotematica (ma anche un’ammissione di colpa in un certo senso…).
E poi c’è Bungie: vi ricordate? Aspettavamo all’E3 un nuovo annuncio, i poveri programmatori erano stati estromessi all’ultimo momento dalla conferenza americana e si erano risentiti non poco…Non senza ragioni, perchè avevano pronto l’annuncio e il trailer di Halo 3 Recon!
Il nome fa presagire un’impostazione diversa per questa nuova campagna, probabilmente incentrata su dinamiche di squadra: a me per il momento basta il filmato di debutto, il nome e la garanzia di qualità che esso porta con sè, tanto per il resto c’è tempo, dato che l’uscita è fissata per il tardo 2009. Su Halo Wars, Rts ambientato nell’universo di Master Chief, non proferisco verbo: il nostro Akira sarà l’uomo giusto per dirci se, e come, un gioco di strategia in tempo reale possa essere valido su console come su pc.
Se poi, come me, cominciavate ad essere un po’ preoccupati dalla data d’uscita della nuova XBox Experience (la nuova dashboard), potete finalmente iniziare a contare i giorni che ci separano dal rilascio: sono 41, perchè sarà scaricabile dal 19 Novembre e porterà molte novità, come gli avatar (anche questa mossa strizza l’occhio ad Oriente…) o la possibilità di installare i giochi (per cui sarà sempre necessario il dvd) e accorciare sensibilmente i caricamenti, proprio come succede ad oggi su PS3.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
<!--
document.write('');
-->
Puoi votare l'articolo anche
qui, gli articoli precedenti
qui.
Sono reduce da uno dei migliori eventi videoludici a cui io abbia mai preso parte. E ne ho fatti di eventi. Come giocatore, come giornalista e come organizatore, sono ben 11 anni che sono in giro (dal 1997, pensate) eppure le finali World Cyber Games di Roma, tenutesi all’interno della fiera Romics, sono state davvero impressionanti (per le foto, così vi renderete conto da soli, clikkate qui). Hanno avuto una partecipazione “popolare” davvero mai vista: sarà stata la città, sarà stata la fiera, dite quello che volete, ma così tanta gente ad ammirare lo spettacolo offerto da Progaming Italia in un evento, io non l’avevo mai vista. Per la finale di Warcraft III e di Starcraft, giochi di solito un po’ ostici addirittura al pubblico delle lan, le sedie erano tutte occupate. Ma il vero spettacolo è stato Guitar Hero ed è di questo che vi voglio parlare.
Ho conosciuto Loseven7, un “ragazzino” di 17 anni che viene da un paesino vicino Subiaco che a sua detta fa circa 700 abitanti. E chi è Loseven7? Lorenzo Castelli, all’anagrafe, è un campione di Guitar Hero 3. Anzi mi correggo, non è un campione e basta: è uno dei cinque più forti giocatori DEL MONDO, di Guitar Hero 3. I suoi record hanno scalato le classifiche di ScoreHero, il più grande sito per i punteggi dedicati a questo gioco e ora, avendo stracciato completamente i suoi avversari senza neanche farli gareggiare (faceva il quadruplo del punteggio, in media), avrà la possibilità di partecipare ai World Cyber Games a Colonia e di cercare di portare a casa qualche medaglia. Oltre che qualche soldino
Avere un super campione del mondo in Italia già farebbe notizia e infatti Lorenzo è stato intervistato da tutti i telegiornali possibili e immaginabili. Ma a me della stampa generalista non interessa niente. In fondo ad un presunto “giornalista” basta dire: “intervista quello che è il campione del mondo” e anche se non fosse vero, ovviamente, il nostro cronista non andrebbe mai a controllare le fonti. A me interessa un altro particolare. Cioè questo!
Se avete clikkato lì sopra avrete la pagina dei canali “director” di Youtube più sottoscritti d’Italia. C’è Beppe Grillo, c’è la Rai e altri “colossi” simili… e al sesto posto c’è Loseven7!!!!
Ovviamente il suo potere è nel fatto che, facendo video sui pezzi di Guitar Hero da lui eseguiti, colpisce un target “mondiale” non certo solo italico, ma questo non toglie davvero niente al valore della mia riflessione. I videogiochi sono potenti, lo dico da sempre e su questo blog l’ho ripetuto spesso, eppure ancora una volta vengo investito da una notizia simile e mi stupisco io stesso del “quanto”. Un giovincello può prendere la sua chitarrina di plastica, la sua passione, tirare fuori il proprio potenziale e diventare celebre! Magari non in Italia, magari in TV, magari non lo intervisterà Fazio, eppure è innegabile che ci siano nel mondo centinaia di migliaia di persone (se non un milioncino) di persone che conoscono chi “sia” Lorenzo.
Tutto questo grazie ad un mezzo dalle infinite possibilità, ovviamente, prima che grazie ai videogiochi. Senza internet infatti il campionissimo sarebbe rimasto lì vicino Subiaco e le sue performance al limite sarebbero state ascoltate da qualche suo amico. Grazie ai tornei online e a tutto ciò che sta intorno al nostro hobby preferito, sabato alla fine dell’esibizione di Through The Fire and Flames (dei DragonForce) da parte di Loseven sul palco del WCG italiano a Romics, si è levato un applauso incredibile. Io tremavo dall’emozione per lui.
Ora speriamo solo che a Colonia li spacchi tutti! Daje Italia Daje!
P.S. Ovviamente non dimentico gli altri ragazzi della nazionale italiana, un in bocca al lupo a tutti i quattordici componenti della nazionale italiana videogames che sono convinto daranno il massimo tra un mesetto in Germania. Per sapere chi siano, qui
c’è il sito ufficiale.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
<!--
document.write('');
-->
Puoi votare l'articolo anche
qui, gli articoli precedenti
qui.
Rivedere questo video, in un modo o nell’altro, mi fa venire i brividi.
Per chi non sapesse di cosa si tratta, e non lo capisse dalle immagini, è un video “memorabilia” dei World Cyber Games 2005 a Singapore, ai quali partecipai come giocatore di Warhammer 40.000 Dawn of War. La mia esperienza ludica fu triste: sono uscito al girone, visto che avevo coloro che sono arrivati rispettivamente primo e secondo. Ma l’esperienza umana fu ovviamente splendida, ho visto un posto molto fico, ho conosciuto gente da paura, mi sono divertito ed ho arricchito me stesso, tutto grazie ai videogiochi.
E si in fondo senza videogiochi, se ci penso è davvero, non sarei neanche qui dove sono (al lavoro in una società di produzione televisiva, a scrivere in un blog che sta diventando importante, columinst sulla mia rivista preferita e secondo me migliore nel panorama italiano ecc). Anzi, devo fare un’appunto a quanto scritto prima, non “senza videogiochi”, bensì senza “World Cyber Games”. E’ stata proprio la mia prima esperienza in Corea, a seguito della mia vittoria alle eliminatorie di Starcraft italiane, a farmi capire quale doveva essere la mia strada nella vita. Vedere la prima edizione delle olimpiadi dei videogiochi mi ha talmente tanto convinto ad investire parte del mio tempo in questo fenomeno che in un modo o nell’altro devo a quella spedizione una parte di me, la stessa parte che ora metto nelle telecronache o nel blog.
E da oggi alla fiera del fumetto di Roma (Romics), per i più “coraggiosi” di voi, potrebbe essere l’occasione giusta per seguire lo stesso cammino, se vi interessa ovviamente
Ci sono infatti le eliminatorie italiane dei World Cyber Games da oggi, venerdì a domenica, giorno in cui si disputeranno le finali. Gli appassionati di Starcraft, Warcraft III, Age of Empires III, Halo 3, Guitar hero 3 (oh cavolo, ho appena notato che sono tutti giochi col 3: mannaggia ai sequel!), Fifa 08, Need For Speed e Carom3D potranno giocarsi la possibilità di incere un viaggio a Colonia, in Germania, per disuptare la finale 2008 dei World Cyber Games, a cui ci sono 450.000$ di montepremi.
Io chiaramente vi aspetto allo stand WCG e nel frattempo vi invito a leggere questo mio articolo su Progaming.it che spiega l’evoluzione di questo tipo di tornei dal 2001 ad oggi. E questa evoluzione si vede davvero chiaramente al padiglione dieci della nuova fiera di Roma, dove lo spettacolo organizzato è davvero di altissimo livello.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
<!--
document.write('');
-->
Puoi votare l'articolo anche
qui, gli articoli precedenti
qui.
http://youtube.com/watch?v=Pidm53i_8Jg
Partiamo da un assunto: col senno di poi si può dire che Microsoft non abbia fatto un affare strappando Rare a Nintendo (pagando circa 370 milioni di dollari, fonte Wikipedia), principalmente perchè la casa inglese non è più in grado di sfornare giochi come il primo Perfect Dark, 007 Goldeneye o Conker.
Quella che sembrava l’acquisizione più oltraggiosa per i fan Nintendo (disperati al tempo) presenta invece una software house bloccata, incapace di tornare ai fasti di un tempo. Peter Moore è addirittura arrivato qualche giorno fa a dichiarare che si tratti di una software house “di bravissimi ragazzi ma superata, non più al passo coi tempi” .Questo è senz’altro vero, soprattutto se pensiamo (con un brivido di disgusto lungo la spina dorsale) allo scempio perpetrato con Perfect Dark Zero…
L’unico titolo a salvarsi dal tracollo generale è, secondo me, Viva Pinata: colorato e originale, anche se non per tutti, ha portato una ventata di novità nel parco titoli Microsoft, sempre improntato su giochi “adulti” . Per tentare di replicare quel successo (almeno di critiche se non di vendite) Rare è andata a ritoccare gli elementi meno riusciti in quel primo episodio aggiungendo pinata, semi e qualche pazzia tecnologica (in particolare, l’utilizzo della telecamera dell’ Xbox per ottenere dal sito ufficiale nuovi gadget o creature).
Per me che ho adorato le buffe creature già nella loro prima incarnazione, è inutile dire che si tratti di manna dal cielo, soprattutto perchè è molto diverso dalle uscite di questi tempi, in cui se non si crivella qualcuno non ci si diverte: tra l’altro, almeno per l’ambientazione (il giardino), mi ricorda lo strepitoso Pikmin e lenisce un pochino la mancanza del Capitano Olimar…
Trama a parte (il cattivo che incasina tutto e noi poveretti costretti a porre rimedio) il gameplay è quello tipico di molti gestionali: con buona cura dei dettagli e approfondita conoscenza degli strumenti a nostra disposizione dovremo far crescere un rigoglioso giardino per ospitare le specie più rare e preziose di…pinata (si, quelle piene di dolcetti da picchiare bendati con un bastone nodoso, però…senzienti!). Ora, le nostre creature hanno bisogno di un terreno adatto (erba alta/bassa,ghiaccio o sabbia) e di qualche incentivo… gastronomico per scegliere di restare con noi: i requisiti per ognuna sono sempre consultabili e proprio su questo aspetto ruota la magia del gioco.
Se le prime richieste sono molto semplici (per avere la pinata-verme basta avere tanta erbetta), col passare del tempo queste variano estremamente, portandoci a far crescere alberi, piante o pinata per il solo scopo di convincere a restare quelle più interessanti: un po’ come con la reale catena alimentare, ogni creatura prospera solo a condizione che le sue preferenze siano soddisfatte, anche se queste comportano il nutrirsi alle spalle dei più deboli. Uno stimolo per gettarci a fare il duro lavoro che ci aspetta è certamente dato dalla bellezza delle creature, sempre dai colori vividi e dalle animazioni divertenti, ma sarebbe riduttivo notare questo titolo solo per il suo “bestiario”.
Se una delle caratteristiche fondamentali di ogni videogioco è quello di farci sentire appagati nel risolvere i problemi che solleva, allora Viva Pinata è un continuo stimolo a fare di più e meglio: proprio come i migliori puzzle game, è in grado di farci tardare a un appuntamento perchè “innaffio solo questa e poi vado…Oh, ma c’è una pinata cattiva da convertire…Ehi ma quel fiore è secco” e così via fino alle tre di notte. Si tratta quindi di un sistema di gioco rilassante, di rado impegnativo: a noi spetta scegliere come e quando apportare migliorie o tentare la scoperta delle varianti di alberi o animaletti, senza pressione data da elementi come i limiti di tempo. Ritmi compassati dunque, a patto di fare le cose senza farsi prendere la mano: piantare 100 fiori diversi o tentare di accogliere tutte le specie che si presentano porta velocemente ad avere un giardino sovraffollato e caotico, ma soprattutto poco piacevole da vedere.
Per questo non è un gioco per tutti: non si spara, si uccide poco e interagire con le pinata non è come impartire ordini in un RTS: possiamo dare qualche comando (”vai da qui a lì” o “mangia questo” ad esempio), ma ogni bestiola tenderà a comportarsi come la sua testolina di carta le suggerisce (litigi compresi).
E’ probabile che io sia stato colpito dalla “sindrome di Madre Natura“, ma il solo vedere certi tipi di cuccioli di carta mi appaga e mi spinge a tentare nuovi incroci, sfruttando le possibilità a disposizione in una girandola continua di esperimenti.
Un gioco sempre uguale o sempre diverso, a seconda dello spirito con cui ci si avvicina: questo è quello che Viva Pinata: Trouble in Paradise è capace di offrire ai suoi fedeli giardinieri.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
<!--
document.write('');
-->
Puoi votare l'articolo anche
qui, gli articoli precedenti
qui.
Oggi ho scoperto un gioco bellissimo. Totalmente gratuito e scaricabile da questo indirizzo:Â http://www.teeworlds.com/.
Niente trailer in avanscoperta per sondare se la gente acquisterà il titolo. Niente hype, niente graficona megagalattica. Solo e semplicemente un’idea, mischiare Worms e Quake.
Cosa???? Urleranno molti di voi al monitor. Worms e Quake? E già , incredibile ma vero, in TeeWorlds, che è un titolo solamente multiplayer, dovete immaginarvi un quadro in stile Worms, dove il vostro omino può fare i movimenti classici dei vermetti di Team 17, ha addirittura un rampino che funziona come la corda ninja. Scopo del gioco: identico all’ispiratore, fare fuori gli omini degli avversari. Ed ecco che subentra Quake: il tutto è in tempo reale, con una classifica a frag da scalare. Ci sono armi e vari power up sparsi per il livello e ovviamente prendere le armi aggiuntive può rivelarsi decisivo.
Raccontata così forse non da la giusta idea del divertimento, sfrenato, che TeeWorlds può portare ai suoi utenti. Ci si ritrova catapultati in deathmatch davvero adrenalinici dove non conta solo mirare bene, anzi la strategia è fondamentale. Ci sono mappe Capture The Flag, mappe studiate per i duelli ecc ecc.
Come al solito i videogiochi trovano sempre scappatoie molto intelligenti alle maglie del mercato: aggiungi un po’ di competizione e la possibilità di “insultare” i propri amici e anche un gioco stravagante e scarno come TeeWorlds sembrerà il paradiso.
Parola di AKirA che vi da appuntamento sui server di TeeWorlds: quando volete farvi due spari con il sottoscritto, il mio msn lo sapete!
Certo poi non vi lamentate se le ultime parole che sentirete saranno: hasta la vista, baby!!!
Il gioco pesa solo 4 mb, scaricatelo subito. Il video è di un anonimo fraggatore molto abile, anche se ha una musica ignobile.
 http://youtube.com/watch?v=-PaajZ38IUI&feature
E’ proprio vero che , come in natura, le mosche bianche esistano in tutti i contesti: in quello dei videogames sono certamente rappresentati da sviluppatori come i The Behemoth.
Partiti come piccolo team per lo sviluppo di giochi su console, hanno avuto la faccia tosta e il coraggio di capire che per essere davvero liberi di dare vita alle proprie idee l’unica via è quella dell’indipendenza.
La loro storia è questa, ma i fatti più salienti sono la conversione del primo lavoro, il pluripremiato Alien Hominid, anche per console (PS2, XBox e GameCube) e la costruzione lenta ma costante di una nutrita schiera di fans, catturata dall’abilità di questi ragazzi.
Oggi il piccolo alieno giallo ha un successore (scaricabile per circa 12 euro su X Box Live Arcade), Castle Crashers, riuscitissimo esempio di gameplay frenetico, profondo, divertente e (torna il concetto di mosca bianca) tassativamente 2D.
Non che questo infici minimamente l’estetica di questo piccolo gioiello: il mondo in cui i piccoli cavalieri si muovono è colorato e vario, le animazioni godibilissime e le musiche semplicemente sensazionali per qualità e abilità di miscelare generi e influenze diverse in un tutt’uno omogeneo e sempre azzeccato.
A volerlo inserire in una categoria, siamo molto vicini all’inossidabile Golden Axe: orde di nemici ci sbarrano la strada che conduce alla liberazione delle solite principesse rapite e noi, poveri piccoli eroi dall’enorme testa abbiamo dalla nostra qualche magia, moltissime armi diverse e…3 amici!
Eh si, perchè proprio il multiplayer è l’aspetto intorno al quale ruota tutto il divertimento: trovate qualche compagno d’armi e lanciatevi online, perchè il divertimento è garantito da 20 livelli e una profondità che non ha eguali tra i giochi da scaricare.
Per stile grafico (esilarante) e situazioni grottesche (idem), Castle Crashers brilla di luce propria, anche grazie al sano spirito di competizione che può animare le sessioni di gioco: aiutare i propri compagni in battaglia è un obbligo morale, ma anche rubargli un tesoro da sotto il naso o il bacio di una bella principessa possono dare analoga (o maggiore, se siete un po’ bastardi!) soddisfazione.
Humor, profondità , longevità , carisma e stile da vendere: su quanti titoli a prezzo pieno potete fare un commento analogo?
Nel video il livello che a oggi mi ha strappato più di una risata: guardate il gufo per credere!

Eccomi qua, con un post tanto atteso (almeno da me che non vedevo l’ora di condividere alcune foto del mio viaggio negli States con voi) che parla di vacanze.
Sigh, vacanze? Wow non potevo scegliere un argomento più fastidioso: siamo tutti tornati e al lavoro in un modo o nell’altro. Chi all’università , chi in una redazione, chi in un call center. Io ho lasciato un paese davvero traboccante di paradossi e ambiguità , eppure davvero affascinante. Un paese comunque che non tratta più i videogiochi come un passatempo da ragazzini. Alcuni di questi scatti spero che lo dimostrino; clikkate sul thumbnail per ingrandire le immagini.
Buona visione.
A sinitra cominciamo con il Nintendo Store, questa una vista da fuori. Ovviamente siamo a New York, e anche se so benissimo che questo punto vendite della più grande casa di videogiochi al mondo (almeno per storia) sarà nulla in confronto a quelli giapponesi, io sono comunque tornato bambino al suo interno. 
A destra vedete il suo interno. Sfarzoso e colorato. La leggenda vuole che AKirA, noto spendaccione da secoli attratto dalla possibilità di comprare gadget e magliette Nintendo in un posto simile, non sia riuscito a spendere NEMMENO UN DOLLARO all’interno del negozio. I saggi narrano che pur di portarsi a casa qualcosa ha provato a indossare una maglietta, fichissima, ma per sole donne. Dopo essersi reso conto dell’errore ha chiesto al commesso “e se prendo una Large da donna?”.


Alla vostra sinistra e destra in questo paragrafo una serie di immagini rappresentative della Nintendo, questa volta puramente videoludiche. Si tratta di reperti storici, come i Famicom, oppure di qualcosa di mai visto prima: un Nintendo DS autografato da Shigeru Miyamoto, che tra un pò diventerà il nuovo Walt Disney nei negozi di questo tipo.

Fantastico il robottino che fungeva da joypad così come storici ci sono tutte le console Nintendo o quasi nelle apposite teche. Ovviamente nulla di tutto ciò era in vendita e anche questo ha contribuito ad accrescere la leggenda di AKirA, il Nintendo Store e il suo portafoglio.

Insomma una baracconata statunitense, se vogliamo, ma con quel pizzico di sensibilità tutta nipponica. C’erano apposite aree per famiglie dove bimbi e genitori potevano divertirsi con gli ultimi titoli Nintendo e uno spettacolare “interfono” col mondo dei funghi. Un monitor, dove c’erano i personaggi Nintendo che interagivano con chi voleva rivolgergli la parola tra i giovani presenti. Nel suo piccolo una Disneyland dei videogiochi.


Piccola interruzione pubblicitaria, cioè non videoludica: ho avvistato
Micth di
Bay Watch, nonchè il fantastico possessore di
Super Car (sinistra)!!! So che non è videoludico ma dovevo farvi vedere la foto con una star planetaria no? Ecco
David Hasselhoff! Inoltre ho messo le mani su Windows Surface, letteralmente. Vedere per credere (destra)! Le location sono
San Francisco e
Los Angeles, rispettivamente.

Torniamo a noi, dopo una nuova occhiata all’immagine di apertura, che raffigura il grattacielo della Metlife a new york, passiamo a
GTA,
Grand Theft Auto 4. Ovvio il rimando alla grande mela riprodotta in Liberty City, che un simile grattacielo c on scritto
GetaLife. La foto voleva solo dimostrare che beh… esiste davvero ed è identico, così come tutta la città . Ho fatto una scarrozzata virtuale appena tornato dal mio viaggio ed è stata un’esperienza mistica!

Ma di GTA ho altro da mo strarvi, a sinistra avete Times Square, quale è la pubblicità più grande? A destra invece avete Gettysburg, quartiere alternativo di
New York. C’è un murales a Tema
GTA! Bellissimo! Ovviamente era una manovra commerciale di Guerrilla Marketing, probabilmente, fatto sta che a Roma non l’ho visto mai. Certo il modello sul murales ha però una maglietta ancora più fica del disegno però…

Ultimo ma non meno importante, un omaggio ad un amico. Un campione e un grande esperto di videogiochi d’oltre oceano. Ora telecronista delle
Championship Gaming Series. Mi ha detto che da quando lo show è cominciato i ragazzi cominciano a riconoscerlo per strada. Vivendo a Los Angeles non è certo il solo, ma deve essere una bella sensazione iniziare a fare telecronache di
Quake per passione ed arrivare a farlo per mestiere, diventando famosi. Mestiere che riesce a tenerlo una persona fantastica: umile buona e rispettosa. Ma soprattutto mestiere che gli permette di crescere un figlio da tre anni avendone 31. Ve l’ho detto che era il paese delle opportunità videoludiche.
Take Care man. All of you.

Oggi vorrei essere a Lipsia.
Ho lottato per esserci: con Fucktotum abbiamo cercato voli, alberghi e qualche speranza a cui appigliarci per andare a vedere la più grande fiera di videogiochi al mondo. La Games Convention è iniziata nella sua sede storica (anche se l’evento è giovane), teatro per l’ultima volta della kermesse.
Chi ha già lavorato all’E3 presentando i propri titoli, non avrà molto di nuovo da farci vedere. Microsoft, Nintendo e Sony (in rigoroso ordine alfabetico) non credo stupiranno nessuno, anche se spero di ricredermi. Mentre chi alla fiera losangelina non è venuto per scelta, come Activision Blizzard, è davvero attesissimo in germania e la lista dei titoli da presentare lo conferma.
Ma in fondo sono appena tornato dall’America: viaggio interessantissimo alla scoperta di un luogo sicuramente diverso dove osservare il videogioco (e l’esistenza in generale). Ho un sacco di foto che saranno l’argomento principale del mio reseconto che purtroppo non ho potuto ancora scrivere: vi sono raffigurati cimeli del Nintendo Store, un murales di Grand Theft Auto e DJWheat, oltre a molte altre cose…
Intanto provate a immaginare questi scatti… che belli, wow, grande AKirA! Ora guardate questo post: non c’è niente! Perchè? Perchè non esiste il dannato cavetto della macchinetta USB!!!
Insomma dovrete attendere per un reportage del mio viaggio, per ora vi allieteremo con il coverage dell’evento tedesco, che già oggi sta regalando comunque molte emozioni.
Una è il bel video che state vedendo, se vi piace Far Cry 2 di Ubisoft.
L’altra è la foto qui sotto: bastano due parole per scatenare l’hype. PSP 3000!
Ditemi voi se, contrariamente a quanto affermavo poco su, Sony vi ha stupito.

 http://youtube.com/watch?v=K_ARvhT6Gzc
Davvero interesssante questo articolo di Edge.
Partendo dall’assunto per cui il mercato dei videogiochi stia dando il meglio di sè in questi anni, spaventando tutte le altri grandi industrie tradizionali (da Hollywood al mercato dell’home video), perchè in grado di batterle sul campo delle vendite e dell’attenzione dei media, prosegue poi con la considerazione che questa crescita sia esponenziale e spietata nella sua espansione: addirittura Chris Charla parla di “un’esplosione più veloce di anno in anno” piuttosto che di una crescita.
Ma questo aumento sarebbe all’ origine di uno dei grandi errori dell’industria, quello di creare una mescolanza di temi concettualmente pericolosa, fissandosi sul concetto omnicomprensivo di “casual“.
Un problema di semantica dunque, ma che coinvolge in modo molto diretto gli sviluppatori, “costretti” a scegliere una definizione non propriamente corretta tutte quelle volte in cui si mettano al lavoro su un prodotto pensato per essere rivolto a una audience molto ampia.
Pensandoci bene, l’unico caso in cui si può davvero usare questo termine è quello in cui ci si trovi di fronte a una persona che giochi molto tempo, ma non interessata alla profondità o alle possibilità offerte da un titolo: che si metta quindi in gioco soltanto con l’idea di passare del tempo senza pensare a nulla di particolare, in “modalità relax“.
Nulla di male in questo, ma partendo da questa concezione si è allargata di molto l’idea di ciò che sia veramente “casual”, arrivando a comprendere titoli ben più complessi di un semplice puzzle game disponibile sul web, come ad esempio Rock Band.
Ebbene, come Charla osserva giustamente, “niente che costi 150 $ e richieda una console da altre 300 $ può essere considerata una prodotto casual“, e analogamente cita anche Wii Fit: secondo lui il termine migliore sarebbe di “prodotti per il mercato di massa“, cioè titoli di una grande profondità , che richiedano un impegno (economico e in termini ludici) più che consistente, ma senza un target definito (fa l’esempio della nonnina che si prende una pausa da Bejeweled o del ragazzo che interrompe un massacro in Resistance per farsi una schitarrata rilassante).
Ma in ogni caso quale è il vero problema? Il problema è che la parola “casual” non ha un grosso impatto sui giocatori, i media e quant’altri, ma ne ha un bel po’ sugli sviluppatori: nei meeting precedenti all’avvio dei lavori, se spuntasse fuori che il titolo è pensato per un pubblico casual ecco che la profondità svanirebbe, soppiantata da minigame e da semplificazioni banalotte.
Altro sarebbe se venisse chiaramente indicato come target quello di un pubblico quanto più ampio possibile (quello che nell’articolo di Edge è citato come “mass market”): un buon esempio in questo senso è rappresentato da Smash Bros Brawl, che può essere giocato da chiunque con mezzo minuto di esercizio, ma allo stesso modo tra contenuti sbloccabili, trofei, livelli bonus può essere impegantivo e duraturo anche per il più fanatico hardcore gamer.
Definire un prodotto come dedicato a un mercato di massa non ne mina (neanche concettualmente) nè il livello di dettaglio, nè quello di impegno necessario a divertirsi: quale titolo migliore di Street Fighter 2 in questo senso? Tutti lo hanno giocato e lo conoscono, anche chi prima della sua uscita non era un videogiocatore: è un gioco che ha tutto, dall’immeditezza e profondità , dall’appeal alla complessità . Ma se si fosse partiti nel progetto pensandolo per casual gamers cosa avremmo avuto?
Se quindi è inevitabile che si mercato si espanda verso nuovi lidi, è necessario che gli sviluppatori non cadano nell’errore (sematico ma di evidente attinenza pratica) di svilire le loro idee pensando di dedicarle a un pubblico limitato: sarebbe difficile tornare indietro e riconquistare il nocciolo duro perso per strada.
Nel video potete ammirare il Wii, la macchina che più d’ogni altra è entrata delle case dei non avvezzi al videogioco, spalancando davvero a chiunque questo mondo! E chi la sta usando in questo video…? Beh, qualcuno che è proprio vestito casual 
Lo zoccolo duro di fan di questo blog è fatto di netgamers. Io lo so, non vi preoccupate, e nonostante non parli spesso di ciò che succede nel mondo del netgaming italiano e mondiale in questi lidi, rimango comunque l’alfiere del multiplayer: sempre pronto a battermi per ottenere più spazio in manifestazioni, convegni, fiere, trasmissioni, video.
Battersi per il netgaming è la mia missione. L’ho sempre fatto e continuerò a farlo, perchè la passione non morirà mai, sono convinto. Nonostante questo ho dei periodi di single player molto intensi (come quello odierno) e ovviamente vi riporto i miei pensieri come mi vengono. Anche e soprattutto perchè questo blog è la mia valvola di sfogo, per certi versi, e siccome di netgaming parlo spesso nelle riviste per cui scrivo (Giochi per il mio Computer e Game Pro), qui mi piace scrivere ciò che penso dei videogiochi tout court. Ma non dimenticherò mai da dove vengo, non dimenticherò mai che ci sono migliaia di netgamer italiani intrappolati in una nicchia che pochi vogliono aiutare ad ampliare. Io sono uno di quei pochi e quindi, eccomi qui, oggi parlo di netgaming.
Lo faccio proponendovi un reperto “storico” o quasi, per cui devo ringraziare Fragbite, un non meglio precisato sito di una non meglio precisata nazione (credo la Svezia). C’era infatti qualcuno di questo portale a maneggare la telecamera che ha ripreso la mia più bella telecronaca di tutti i tempi.
World Cyber Games, edizione 2006, Monza. Olimpiadi dei videogiochi! Mi ero qualificato per Dawn of War come primo italiano (non è stato difficile, visto che al torneo di eliminazione ci siamo presentati in tre!); dovevo avere un posto in nazionale ma vi rinunciai. Potevo dimostare al mondo che ancora valevo qualcosa come player (nel 2005 sono stato primo della ladder mondiale di Dawn of War, anche se per un breve periodo di tempo), ma piuttosto che coprirmi di ridicolo (non valgo più nulla come player ad alti livelli da molto tempo… e probabilmente non sono mai stato un granchè) ho preferito prendere al volo una chance che non si sarebbe ripetuta. Essere la voce ufficiale italiana di quei World Cyber Games, insieme ad un pool di telecronisti proposti da me e da NGI. Nobsyde, Marauder e Yoyo.
Durante tutto il torneo io sono sempre stato scelto per commentare le partite sul “main stage”, il palco più grande. Grazie alla mia conoscenza di Starcraft, Warcraft III e Counter-Strike ho potuto imprimere nelle orecchie di tutti i presenti le mie emozioni, mentre sul mio schermino scorrevano partite divenute poi storiche come IloveoOv vs JulyZerg oppure Gostop vs Sky. Ma la partita più bella che ho visto è stata la finale di Counter-Strike tra NiP e Team Pentagram. Svezia contro Polonia.
I polacchi venivano dalle winner bracket, serviva un’impresa svedese per portarsi a casa il torneo: vincere due mappe di seguito. La prima i NiP se la sono portata a casa davvero, la seconda invece ha incoronato campioni i Pentagram, tra l’entusiasmo del pubblico presente: davvero tanto.
Dalla mia postazione, situata alla sinistra del palco, non mi interessava sapere quanti tra il pubblico capissero quanto stavo blaterando al microfono. Molti erano partecipanti al torneo, provenienti da 70 nazioni differenti, ma c’erano anche molti italiani: padri con figli, netgamers o semplici curiosi. Non mi interessava, dicevo, capire se mi comprendessero: ma la loro presenza lì, in massa, ha fatto scattare una molla che mi ha totalmente prosciugato la voce. Sentivo la partecipazione, i sospiri, gli applausi di centinaia di persone; qualcosa che forse non ritroverò più. Anzi, non ritroveremo più, perchè gran parte del merito per la “mia più bella telecronaca” è ovviamente di Nobsyde, l’uomo del “fagottino marrone” nonchè il mio compagno di merende, ai microfoni di Counter Strike di tutta Italia. L’intesa che c’era tra noi, rafforzata da una settimana particolare per entrambi, è letteralmente esplosa in questa telecronaca così come abbiamo letteralmente stupito i nostri colleghi americani e coreani, prodighi di complimenti per le nostre urla.
Questo video è un riassunto, a pezzi, di ciò che successe all’autodromo di Monza durante quella partita. Un documento che un pò mi rattrista, perchè forse non ci sarà mai più una partita di un videogioco con tutto quel pubblico sul suolo italiano. Anche se la recente Pro Lan fa ben sperare e Lucca Comics and Games dello scorso anno ha dimostrato che c’è tanta curiosità intorno agli Sport Elettronici.
Ma oltre a rattristarmi mi rende davvero fiero di me stesso: durante l’ace di Walle (minuto 6:15) avrò perso almeno un polmone. Segno che l’emozione era davvero autentica, per noi, nel vedere una sfida ad un “giochino”.