Dopo 43 ore e 24 minuti sono pronto a dare il mio giudizio, la mia “blogcensione”, al mio personale gioco dell’anno; l’ho già eletto tale. Anche se in sede di post riepilogativo, tipo “I migliori giochi del 2007” (che quest’anno conterrà anche la versione “video” totale e non solo del primo posto) sarò comunque obiettivo.
Dopo circa un anno da questo post del 28 novembre 2007, finalmente, il 30 Ottobre ho messo le mani sul nuovo titolo di Bethesda Softworks; solo a scrivere queste parole, solo a ripensare all’inizio del gioco, mi stanno venendo i brividi. Sono completamente innamorato dei giochi della software house americana; li gioco da Daggerfall (Elder Scrolls 2) e sono un fanboy dell’universo di Fallout. Le premesse per un gioco che mi piacese c’erano tutte.
Fallout 3 è commovente: uno dei giochi più belli su cui i miei polpastrelli abbiano messo mano in tutta la mia vita. Non è perfetto solo perchè è gigantesco, come Grand Theft Auto 4, ed è questo il suo valore reale: dentro ad un dvd c’è un’intera esperienza con tutte le sue sfumature, non solo con quelle previste dai programmatori.
L’aspetto più stupefacente di Fallout 3 è che non è un RPG con una spruzzata di sparatutto ambientato in un mondo postatomico. No. Fallout 3 è la TUA storia ambientata in un futuro postatomico e allo stesso tempo è la MIA ed è la LORO ecc… Chiunque si approccia a questo gioco lo fa in maniera diversa, sensibile, umana. Una vera e propria simulazione di racconto virtuale.
Molti diranno: allora perchè non giocare ad un MMORPG, è la stessa cosa ma connesso a milioni di utenti, sarà ovviamente meglio. Ed è qui che sta la differenza, è qui che, per chi vi scrive, il single player vince: un mondo virtuale persistente come World Of Warcraft non racconta la nostra storia, fa vivere la nostra vita in un ambiente differente e con scopi differenti.Un MMORPG non è capace a narrare una trama che valga la pena vivere in prima persona, perchè, con tutto il rispetto dovuto, quella storia è raccontata dagli stessi utenti. Questo è un limite o una grandissima potenza, dipende dai punti di vista.
Bethesda Softworks invece crea sia i mondi virtuali più ambiziosi che il nostro medium abbia mai conosciuto, sia le storie da vivere al loro interno, narrate con lucidità ed emozione, con genialità e carisma. Nonostante abbiano un filo conduttore, un inizio e una fine, i loro videogiochi puntano all’obiettivo più difficile da raggiungere in questo campo: dare al giocatore la libertà totale di interazione con l’ambiente circostante e gli avvenimenti. Ed ecco che ognuno torna a vivere il suo Fallout 3: c’è chi decide di far esplodere Megaton e chi di salvarla, chi opta per il corpo a corpo chi per le armi a distanza, chi inventa di tutto e chi invece compra tutto, chi spende 100 ore in questo mondo per non perdersi nessuna delle chicche e chi invece finisce la quest principale e poi passa ad altro.
Che giocatore sei? Fallout 3 te lo dirà. Che uomo sei? Il titolo Bethesda forse ti dirà anche questo: sei buono o cattivo? Rendersti mai schiava una persona per il tuo enorme profitto? Vivrai sull’onda delle azioni o delle conseguenze? Fantastico, questo è il mio giudizio, un mondo virtuale dove tutto è possibile, dove le regole possono essere spezzate, dove lo sterminio/salvataggio di un’intera comunità è una scelta, come nella vita reale.
Sorvolo, per non spoilerare a nessuno, su tutte le esperienze nell’esperienza che possono essere vissute. Su tutte le sottotrame. Storie di fantasmi, allucinazioni, realtà fittizie, viaggi on the road e tour culturali. Quando sembrano finiti gli argomenti e le novità, scopri quella località che non avevi trovato, quella città che ti era sfuggita… con i suoi abitanti, i suoi problemi, e la sua ambientazione.
Ed ecco l’altro punto cruciale della bellezza di un gioco simile. Poco narrabile e contestualizzabile a parole ma la potenza di ambientare Fallout 3 a Washington D.C. (sede, tra l’altro, di Bethesda Softworks…), cioè in una città reale, è la vera marcia in più rispetto ai lavori precedenti della software house della Capitale, peraltro tutti acclamati come capolavori.
Mi sono sempre chiesto, come sarà il futuro postatomico? Come Kenshiro? Come Akira? Come Fallout? Probabilmente, a livello di società e storia, nessuno dei tre esempi ha la risposta giusta. Ma come sarà… a vedersi?
Ora lo so, finalmente l’ho visto. Ci sono andato in giro, ho camminato su un’autostrada semidistrutta, vedendo a perdita d’occhio intorno a me: desolazione, assenza di speranza, deserto totale. Poi sono arrivato alle rovine dell’antica città: ho visto i grattacieli spezzati, il campidoglio bombardato, la statua di Lincoln senza testa; allora ho fatto un salto in periferia, dove c’erano le case basse, i residui di colori, i briganti e i loro letti di fortuna. Ora ho stampato nella retina l’aspetto di un drive-in, di un campo da football, di un supermarket, di una piscina, dopo l’esplosione di una bomba nucleare. Ho dedicato almeno 10 ore alla pura esplorazione e contemplazione del mondo virtuale che Bethesda ha creato, stupendomi e rimanendo a bocca aperta ad ogni passo.
Non voglio annoiarvi e preferisco smettere di scrivere qui, ci sarebbe tantissimo altro da dire: le musiche e la colonna sonora che mi hanno fatto scoprire pezzi anni 50 deliziosi, le armi “creative”, l’integrazione del combattimento a turni, il design del pip boy, le bellissime abilità speciali, i richiami ai primi due Fallout, il cane Dogmeat ecc ecc.
Basta così, ora è tempo di giocare, per voi. Con due avvertenze. La prima: ovviamente Fallout 3 è un gioco ultra violento, quindi non adatto ai minori di 18 anni. La seconda: è un RPG bello “complesso”, per chi legge questo posto e non è un grande amante del divertimento elettronico forse è meglio guardare ad altro.
Ed ora l’uinca critica: Bethesda, ti prego, rispondimi. Atari Italia, se leggi questo blog, questo mio personale urlo, metti un commento: perchè? Perchè? PERCHE‘??????? Perchè il livello massimo raggiungibile è il ventesimo? ARGHHHHHHHHH Io ne voglio ancora. Ne ho bisogno
In video un montaggio davvero bellssimo dei migliori momenti del gioco, conditi con una musica tutta particolare.

E’ da un po’ di tempo che ne abbiamo sentito parlare ma oggi Atari ha ufficialmente annunciato che sarà sviluppato dai Terminal Reality il nuovo gioco Ghostbusters. Il titolo era stato messo in disparte dopo la chiusura di Vivendi da parte di Activision.
Dopo essere stato abbandonato come un cane senza guinzaglio per molto tempo, Ghostbusters sembrava aver nuovamente trovato casa con Atari, ma non era mai arrivata una conferma ufficiale, fino ad ora…
Ghostbusters è in programma per un rilascio nel 2009 coincidendo così con il 25° anniversario del film originale. Il gioco sembrava essere veramente interessante l’ultima volta che abbiamo visto qualche immagine quindi questa non può che essere una bella notizia.


Naruto Ultimate Ninja Heroes 2: The Phantom Fortress
Genere: Picchiaduro
Produttore: Namco Bandai
Sviluppatore: Cyber Connect
Distributore: Atari
Lingua: Italiana
Giocatori: 1 - 2
Ormai lo sanno tutti, quando un nome attira, viene sfruttato il più possibile per ricavarne il maggior guadagno. Si passa dalla divulgazione, nel caso di Naruto ma anche in altri tantissimi casi, del manga a quella degli anime sino alla commercializzazione su larga scala dei generi più svariati: action figures, zaini e chi più ne ha più ne metta. Non manca all’appello il mondo videoludico ed ecco difatti arrivare per la seconda volta Naruto Uzumaki su PSPc on Naruto Ultimate Ninja Heroes 2. Vediamo cosa sono riusciti a fare i programmatori.
Storia di un eroe
Dopo il primo episodio Naruto ritorna sullo schermo del portatile Sony con un’avventura inedita e nuove modalità . Partendo da queste ultime, avrete a disposizione una serie di buone scelte per intraprendere il gioco: Mugenjo, Modalità Eroi, VS CPU, Wireless, Strada del Ninja e casa di Naruto. La prima raccoglie ciò che è la storia di Naruto Ultimate Ninja Heroes 2: il Mugenjo è un palazzo sospeso nell’aria e, narra la leggenda, ogni volta che compare il villaggio sul quale si trova viene distrutto. Purtroppo è la volta del Villaggio della Foglia e toccherà a Naruto entrare nel palazzo e porre fine alla maledizione. Durante il vostro viaggio avrete occasione di parlare con tutti i protagonisti dell’anime. All’interno del Mugenjo saranno presenti diverse stanze visitabili tramite una mappa e, in alcune di queste, troverete gli sfidanti dando il via ai combattimenti, vero fulcro del gioco. Con il procedere dei livelli, oltre a conseguire il completamento del gioco, sbloccherete anche tutti i personaggi presenti, che sono ventitre. Nella Modalità Eroi, sarete chiamati a selezionare una squadra di personaggi e far loro affrontare una serie di livelli. Questa dinamica ricorda molto da vicino quanto visto in King Of Fighter con la differenza che, prima di ogni combattimento, vi sarà data la possibilità di potenziare i vostri personaggi in modo da prepararli il meglio possibile per lo scontro imminente. Tra questi ricordiamo il potenziamento dei chakra a favore di un compagno e le varie tecniche in grado di avvantaggiare il vostro personaggio o danneggiare l’avversario. Per quanto riguarda la modalità VS Cpu è chiaramente comprensibile che si tratti di un singolo scontro con un personaggio guidato dal software e, il wireless, consente a due giocatori di sfidarsi anche servendosi di un solo UMD. Impiegando i punti Ninja che vi saranno assegnati nelle precedenti modalità , avanzerete nella Strada del Ninja e sbloccherete diversi extra visibili nella casa di Naruto.
Passando al gameplay vero e proprio, vi accorgerete di trovarvi tra le mani sostanzialmente un picchiaduro con ambientazioni e personaggi tridimensionali che però si muovono su un singolo piano, così come accadeva alla serie Street Fighter EX. I controlli sono semplici e intuitivi: tramite il quadrato impiegherete l’arma da lancio, con X salterete, con cerchio attaccherete e con triangolo darete il via alla tecnica segreta (una volta accumulato il chakra necessario). Gli scontri, come detto precedentemente, non sono in real 3d, ma prevedono l’utilizzo di diverse piattaforme di combattimento quasi a ricordare un misto tra il vecchio Fatal Fury e Smash Bros. Il personaggio che sceglierete come vostro alter ego nel mondo di Naruto si muoverà tra queste premendo il pulsante su o giù, in base alla direzione che vorrete prendere, e salto. La semplicità dei comandi sarà una manna per chi non è avvezzo al genere picchiaduro, ma non vuole rinunciare a giocare con i suoi personaggi preferiti della serie di Naruto Uzumaki. Potrebbe però sembrare fin troppo banale per gli esperti che si ritroveranno a premere un solo pulsante per scatenare la distruzione totale.
Credo in me nel cuore mio
Graficamente vi troverete di fronte a un cel-shading di buona qualità che, grazie alla ricostruzione precisa dei ventitre personaggi, riesce a far immergere il giocatore nell’universo di Naruto. Gli stessi protagonisti godono di movenze molto varie e gli effetti speciali sono i medesimi visti nell’anime con tanto di scritte onomatopeiche che compaiono ogni volta che si effettua una mossa. Non sono stati riscontrati rallentamenti di sorta anche se il tempo di caricamento di ogni incontro è un po’ troppo elevato. Le ambientazioni, in totale dodici, sono vaste e richiamano direttamente il manga, con strutture orientaleggianti e ambienti tipici di Naruto come, ad esempio, lo stage ambientato sugli alberi giganti. Peccato che i livelli non garantiscano una vera libertà d’azione, ma si limitino a consentire gli spostamenti da un piano all’altro riducendo parecchio i movimenti che un vero ninja dovrebbe effettuare. Certo è che gli appassionati del biondo protagonista non baderanno a queste limitazioni, ma saranno sbalorditi nel vedere il proprio eroe balzare qua e là sul 16:9 di PSP.
Il comparto sonoro svolge degnamente il suo compito con musiche tratte direttamente dal cartone animato che sottolineano i momenti essenziali dell’azione. Il doppiaggio in inglese è soddisfacente anche se, in questo caso, come al solito per quanto riguarda games tratti da anime, ci troveremo a dover leggere i testi delle traduzioni e non a godere di un parlato italiano, magari usufruendo della voce dei doppiatori originali.Commento finale
Naruto Ultimate Ninja Heroes 2 è un titolo confezionato alla perfezione e destinato a tutti gli appassionati del biondo ninja che, con una grafica votata alla spettacolarità e fedele al cartone animato, è in grado di assicurare ore di divertimento. Si possono utilizzare ventitre personaggi in dodici arene, ognuno dei quali risulta ben caratterizzato, anche per via delle mosse che lo hanno reso famoso nel manga. Le modalità sono parecchie e di vario genere e sanno catturare per diverso tempo l’attenzione del giocatore. Per i più esperti la sfida non si proporrà in grande stile, essendo Naruto Ultimate Ninja Heroes 2 un titolo molto semplice, che tenta di approcciarsi soprattutto a chi vuole rivivere le avventure di Naruto Huzumaki senza troppe difficoltà e tecnicismi. Se doveste far parte di questo folto gruppo, aggiungete pure un punto al voto finale. Se invece cercate un picchiaduro tecnico, in grado di soddisfare i vostri desideri di compiere mosse e combo, cercate altrove.
FONTE: spaziogames.it

Questo trailer è veramente bellissimo e per me ha comunque significato tanto: ormai, e lo dico spesso, i videogiochi non ce li vendono più con le recensioni ma con l’hype, fomentato da piccole perle come questa. E’ stupido, lo so, valutare un gioco dal suo trailer: potenzialmente su qualunque opera videoludica si può costruire un grandissimo montaggio, basta essere bravi. Eppure ormai, soprattutto i filmati costruiti con immagini di gioco come questo, fanno davvero grande presa sulla mia psiche e mi convincono ad acquistare dei prodotti.
Ovviamente non è sempre così, ci mancherebbe, ci sono tantissimi altri fattori: il tipo di gioco, la serie, chi l’ha programmato, le informazioni ecc. Però è innegabile che ho comprato quest’anno molti titoli senza leggerne alcuna recensione, ma magari solo leggendo le opinioni in rete o in qualche blog.
Alone In The Dark è uno di questi e per certi versi è una grossa delusione. Il titolo è stato pesantemente penalizzato da recensioni a dir poco ingiuriose, che sicuramente non si meritava, uscite in concomitanza con la data di rilascio del prodotto. Ovviamente pochi autori di quegli articoli avranno giocato il titolo di Atari fino a finirlo, ma non hanno esitato a criticarlo, tanto che gli stessi produttori francesi hanno intentato diverse cause. Sicuramente in questo gioco ci sono più difetti che pregi; questa osservazione, da sola, però non permette di stroncarlo totalmente perchè rimange comunque un videogioco molto ambizioso. Con dei limiti, sicuramente, ma comunque un tentativo apprezzabile di provare ad uscire dagli schemi.
Ciò che più colpisce nel gioco, aspetto che tra l’altro è stato maggiormente pubblicizzato, è l’utilizzo dinamico e davvero convincente dal punto di vista della fisica del fuoco. Tutto ciò che è fatto di legno si può bruciare; le fiamme seguono un andamento realistico e bruciano il materiale fino a renderlo cenere. Appiccando il fuoco si può provare a risolvere enigmi e soprattutto a bruciare i mostri, unico modo per debellarli. La genialità sta nel lasciare abbastanza libera l’interpretazione di queste due mansioni: distruggere le radici del male oppure abbattere una porta, potrà essere svolto in molti modi diversi, magari portando fino a lì in qualche modo il fuoco. Al resto penseranno le fiamme.
Ma il fuoco non basta, probabilmetne, a fare di Alone In The Dark un capolavoro. C’è dell’altro, comunque: c’è un’ambientazione a dir poco fantastica. L’idea di rendere Central Park il teatro di un horror apocalittico è assolutamente azzeccata e l’inizio del gioco mette i brividi, non di paura ma di emozione, per come si dipana la storia. Peccato che andando avanti si perda molto del fascino a causa di un’intreccio davvero poco incisivo. Rimangono delle scene molto cinematografiche che è un piacere giocare, per certi versi davvero inedite.
Il tutto è sporcato da numerosi bug e soprattutto da un contorno non all’altezza. La fisica del fuoco è ottima, quella del mondo al contrario si comporta davvero male, così come fastidiosissimo è il sistema di controllo e quello di accesso all’inventario. Questo chiaramente è un rammarico, soprattutto per un fan della serie come me. Il primo Alone In The Dark, targato Infogrames (poi diventata Atari), è stato comunque uno dei videogiochi che più mi sconvolse: ricordo ancora le notte passate con una manciata di pallottole a risolvere quesiti basati sull’intuito, mentre scoprivo la trama costuita a partire dalle visioni di Lovecraft.
Certo che comunque, in questo ultimo capitolo, lottare contro il diavolo usando il fuoco, quindi “Fight fire with fire“, è un’esperienza che merita di essere giocata.