http://youtube.com/watch?v=egPgU5kAjKE
Le calde serate estive possono rappresentare un duro ostacolo per il videogiocatore moderno: se è un netgamer rischia di trovare meno avversari, nel caso contrario rischia di non sapere su che gioco buttarsi, dato che le uscite sono un po’ sporadiche di questi tempi (e meno male che c’è Soul Calibur IV!).
Può capitare allora di ricordarsi di un titolo uscito da qualche mese, sottovalutato perchè i tempi del vostro incontro non erano maturi, proprio come sta succedendo a me con Lego Indiana Jones(che all’epoca scorrazzavo per Liberty City).
Ciò che penso sui tie in dovreste già saperlo: in più se mi aveste chiesto cosa ci potesse essere di meritorio in un gioco che fonde i celebri mattoncini (a proposito: GRAZIE amici danesi: mi avete insegnato a costruire edifici e unità ben prima di Blizzard!) a una serie di film di successo vi sarei balzato al collo attentando alla vostra vita.
Ma avrei commesso un grosso, grosso errore.
Il lavoro dietro a Lego Indy è di ottima qualità: grafica carina e soprattutto simpatica, belle animazioni, grande level design e un tocco della parola magica dei nostri giorni, cioè profondità.
Eh si, perchè oltre a essere un valido titolo per ragazzi, il buon Indy, come la sua fama suggerisce, ama proprio come i videgiocatori cacciarsi nei guai alla ricerca di oggetti nascosti: il gioco ricompensa ampiamente questa esplorazione con livelli bonus e personaggi aggiuntivi (addirittura c’è Han Solo!), seguendo una chiara impostazione che sa leggermente di Nintendo (pur essendo sviluppato da Traveller’s Tales per tutte le piattaforme).
Il tentativo di premiare la ricerca di tesori fatta seguendo un criterio non convenzionale, rendendo arduo ad esempio prenderne uno ben in vista a inizio livello, è un chiaro segno del fatto che un’ottima licenza (come era anche quella dei precedenti Lego, quelli di Star Wars) unita a un po’ di perizia in termini di game design e idee, può offrire tante ore di divertimento.
Questo è quello che mi sta dando Lego Indy: il piacere di giocare in coppia cercando di ottenere e sbloccare tutto il possibile, sempre col cervello acceso per capire cosa voglia di volta in volta il titolo per farmi progredire: proprio una bella esperienza, che alimenta in minima parte il “Nintendaro” in me in tempi un po’ difficili da sopportare.
Insomma, tra un cocktail a bordo piscina, una partitella con la Psp o il DS e una sfida serrata ai racchettoni, perchè non dare una possibilità a un gioco che se la merita tutta?
Nel video c’è proprio Lego Indiana Jones, anche se non esattamente quello di cui ho parlato finora!
La prima affermazione farà scuotere la testa a molti: ho avuto e ho un sacco di nickname.
Spiegare il perchè è facile: non sono un netgamer, difficilmente mi sono cimentato in qualche disciplina online, se non per fraggare un po’ di amici: per me quella tra pc e console non è neanche una guerra, o almeno scelgo di non combatterla buttandomi a capofitto sulle seconde (odio le installazioni, i problemi tecnici e tutti i casini che solo un pc sa regalare agli incompetenti come me).
Fino alle console di ultima generazione non avevo quindi un motivo valido per farmi un’identità digitale “seria”.
Se però dovessi citare solo uno dei miei “nomi”, sarebbe Fucktotum, giusto giusto quello che uso in questa sede (sull’Xbox Live ho TerroristCactus, la cui genealogia è abbastanza curiosa ma poco avvincente per essere raccontata: non c’è nè sesso nè violenza).
Gran parte della mia giovane (mooolto relativamente) esistenza l’ho passata coi nostri amati videogiochi, molto spesso in compagnia del nostro prode Simone, conosciuto in uno dei peggiori bar di Caracas quando eravamo poco più che infanti.
Il primo gioco che mi ha fatto “prelevare” (notare le virgolette) soldi dal portafoglio di mio padre è stato il coin op di Rastan Saga, l’ultimo è stato GTA IV (scherzetto, questo è falso).
L’amarezza più grande il nostro hobby me l’ha data con Dragon’s Lair: troppo piccolo per essere capace, guardavo rapito il più stupefacente esempio di dove saremmo arrivati grazie alla tecnologia applicata allo sterminio di goblin e orchetti. In mezzo c’è un epopea di titoli più o meno validi, preferibilmente su console Nintendo (anche se “grazie” al Wii ammetto che alcune certezze vacillino).
No, non sono razzista, è solo che i fatti della vita mi hanno portato attualmente su altri lidi, come l’Xbox360 o il fermaporte di Kyoto: poi si sa che le guerre di religione hanno sempre il loro fascino al giorno d’oggi.
Ogni epoca del videogioco su cui rifletto mi porta in mente vagonate di ricordi, legati principalmente ai periodi che affrontavo: per dirne una salvifico fu Diablo, che mi fece concentrare unicamente sul massacrare innocenti demoni pixellosi invece che su colpevoli demoniette in corna e ossa.
Questo per dire che è difficile scindere il binomio videogames/vissuto per me: contrariamente ai tanto decantati stereotipi di questi tempi non credo di essere pericoloso. Tranne quando perdo a Mario Kart!
Credo di incarnare un “genere” di videogiocatore molto diffuso, troppo spesso silenzioso: quello che gioca e vuole giocare per divertimento, per raggiungere un punteggione o per scoprire tutti i segreti in un titolo particolarmente avvincente, che si diverte a cercare legami con altri mezzi di intrattenimento, in barba a chi ci vede come pazzi e ai fantapsicologi (per cui sono un mostro: videogiocatore e amante dell’heavy metal=serial killer satanista).
Qualcosa di mio l’avete già letta, qualcos’altro arriverà: in pratica siete condannati, abbiate pazienza e vedrete che andremo sicuramente d’accordo, almeno fino al nostro primo incontro su Xbox Live…poi non garantisco!
Soundtrack: Righeira, No tengo dinero (notare la batteria nel video: i videogiochi sono dappertutto!!!)
Ho giocato la demo di Too Human su Xbox 360. Mi aspetto molto dal nuovo gioco di Silicon Knights, gli stessi di Eternal Darkness di cui Fucktotum ha parlato recentemente. Eppure ho trovato la demo deludente, cavolo, e lo dico con rammarico.
Il gioco è fondamentalmente pronto, uscirà il 19 Agosto, quindi tra due settimane eppure l’ho visto scarno, con poca verve. Ovviamente è un’idea che probabilmente verrà spazzata via dall’uscita del gioco: ho fiducia totale nei programmatori canadesi e soprattutto non ho potuto certo constatare da una demo la profondità della trama, da cui sicuramente non verremo delusi.
Certo però che questo tentativo di riprodurre un simil Diablo su console non mi sembra poi così interessante, almeno dalla demo. Lo schema di gioco in fondo è proprio quello: orde di mostri da trucidare con la spada (stick analogico destro) o con le armi, collezionare gli oggetti speciali che escono dai loro cadaveri e prepararsi alla prossima ondata con il migliore dei surf. Forse sono passati i troppi anni da Diablo 2, e quindi il genere non mi attira più, o forse il problema è proprio che in versione dimostrativa, un gioco di questo tipo non può certo mostrarsi con tutti i suoi assi nella manica. E’ basato sulla quantità di armi, magie, scenari ecc: dare mezzo livello non può essere indicativo del prodotto finale.
La presenza di una sola classe nella versione dimostrativa, inoltre, non fa che diminuirne l’appeal. Ammetto che un’esperimento simile su console è sicuramente un bel vedere: tra la massa di action game e sparatutto c’era proprio bisogno di qualcosa di diverso. Tra l’altro essendo un’esclusiva Xbox360, dove a forza di FPS ci hanno fatto venire la nausea, è ancora di più una piacevola sorpresa. Dall’estasi provocatami dai trailer, però, siamo giunti ad un picco negativo di attesa: mancano due settiman all’uscita e non soffro della mia classica sindrome “lo voglio, lo voglio, lo voglio”.
Ciò che mi chiedo quindi è… c’era bisogno di una demo per un gioco che fa della profondità la sua carta vincente? Siamo sicuri che non è addirittura controproducente, come è stato nel mio caso? In pochi minuti non si può mettere una bella trama e decine di armi diverse e mostri diversi ecc. Ringrazio personalmente Microsoft e Silicon Knights, comunque, per averci fatto provare il loro gioco in anteprima, ma siamo sicuri che ci abbiano guadagnato?
Personalmente comprerò sicuramente il titolo perchè sono sicuro che manterrà le promesse, ma non nego che il mio hype sia diminuito.
Nel video la modalità cooperativa di Too Human che, sicuramente, aggiungerà moltissimo al gioco: nella demo non c’era! 
Lo zoccolo duro di fan di questo blog è fatto di netgamers. Io lo so, non vi preoccupate, e nonostante non parli spesso di ciò che succede nel mondo del netgaming italiano e mondiale in questi lidi, rimango comunque l’alfiere del multiplayer: sempre pronto a battermi per ottenere più spazio in manifestazioni, convegni, fiere, trasmissioni, video.
Battersi per il netgaming è la mia missione. L’ho sempre fatto e continuerò a farlo, perchè la passione non morirà mai, sono convinto. Nonostante questo ho dei periodi di single player molto intensi (come quello odierno) e ovviamente vi riporto i miei pensieri come mi vengono. Anche e soprattutto perchè questo blog è la mia valvola di sfogo, per certi versi, e siccome di netgaming parlo spesso nelle riviste per cui scrivo (Giochi per il mio Computer e Game Pro), qui mi piace scrivere ciò che penso dei videogiochi tout court. Ma non dimenticherò mai da dove vengo, non dimenticherò mai che ci sono migliaia di netgamer italiani intrappolati in una nicchia che pochi vogliono aiutare ad ampliare. Io sono uno di quei pochi e quindi, eccomi qui, oggi parlo di netgaming.
Lo faccio proponendovi un reperto “storico” o quasi, per cui devo ringraziare Fragbite, un non meglio precisato sito di una non meglio precisata nazione (credo la Svezia). C’era infatti qualcuno di questo portale a maneggare la telecamera che ha ripreso la mia più bella telecronaca di tutti i tempi.
World Cyber Games, edizione 2006, Monza. Olimpiadi dei videogiochi! Mi ero qualificato per Dawn of War come primo italiano (non è stato difficile, visto che al torneo di eliminazione ci siamo presentati in tre!); dovevo avere un posto in nazionale ma vi rinunciai. Potevo dimostare al mondo che ancora valevo qualcosa come player (nel 2005 sono stato primo della ladder mondiale di Dawn of War, anche se per un breve periodo di tempo), ma piuttosto che coprirmi di ridicolo (non valgo più nulla come player ad alti livelli da molto tempo… e probabilmente non sono mai stato un granchè) ho preferito prendere al volo una chance che non si sarebbe ripetuta. Essere la voce ufficiale italiana di quei World Cyber Games, insieme ad un pool di telecronisti proposti da me e da NGI. Nobsyde, Marauder e Yoyo.
Durante tutto il torneo io sono sempre stato scelto per commentare le partite sul “main stage”, il palco più grande. Grazie alla mia conoscenza di Starcraft, Warcraft III e Counter-Strike ho potuto imprimere nelle orecchie di tutti i presenti le mie emozioni, mentre sul mio schermino scorrevano partite divenute poi storiche come IloveoOv vs JulyZerg oppure Gostop vs Sky. Ma la partita più bella che ho visto è stata la finale di Counter-Strike tra NiP e Team Pentagram. Svezia contro Polonia.
I polacchi venivano dalle winner bracket, serviva un’impresa svedese per portarsi a casa il torneo: vincere due mappe di seguito. La prima i NiP se la sono portata a casa davvero, la seconda invece ha incoronato campioni i Pentagram, tra l’entusiasmo del pubblico presente: davvero tanto.
Dalla mia postazione, situata alla sinistra del palco, non mi interessava sapere quanti tra il pubblico capissero quanto stavo blaterando al microfono. Molti erano partecipanti al torneo, provenienti da 70 nazioni differenti, ma c’erano anche molti italiani: padri con figli, netgamers o semplici curiosi. Non mi interessava, dicevo, capire se mi comprendessero: ma la loro presenza lì, in massa, ha fatto scattare una molla che mi ha totalmente prosciugato la voce. Sentivo la partecipazione, i sospiri, gli applausi di centinaia di persone; qualcosa che forse non ritroverò più. Anzi, non ritroveremo più, perchè gran parte del merito per la “mia più bella telecronaca” è ovviamente di Nobsyde, l’uomo del “fagottino marrone” nonchè il mio compagno di merende, ai microfoni di Counter Strike di tutta Italia. L’intesa che c’era tra noi, rafforzata da una settimana particolare per entrambi, è letteralmente esplosa in questa telecronaca così come abbiamo letteralmente stupito i nostri colleghi americani e coreani, prodighi di complimenti per le nostre urla.
Questo video è un riassunto, a pezzi, di ciò che successe all’autodromo di Monza durante quella partita. Un documento che un pò mi rattrista, perchè forse non ci sarà mai più una partita di un videogioco con tutto quel pubblico sul suolo italiano. Anche se la recente Pro Lan fa ben sperare e Lucca Comics and Games dello scorso anno ha dimostrato che c’è tanta curiosità intorno agli Sport Elettronici.
Ma oltre a rattristarmi mi rende davvero fiero di me stesso: durante l’ace di Walle (minuto 6:15) avrò perso almeno un polmone. Segno che l’emozione era davvero autentica, per noi, nel vedere una sfida ad un “giochino”.
CrunchGear è riuscita a pubblicare in esclusiva il trailer di uno dei giochi più attesi da tutti i possessori di iphone: star wars the force unleashed si annuncia come un vero capolavoro sia di grafica che di giocabilità. Grazie all’ accellerometro il gioco cambia repentinamente la sua visuale in base a come girate l’ iPhone, il touchscreen è sfruttato alla perfezione in fase di combattimento e nonostante questa sia solo una versione di prova del gioco ( uscirà ufficialmente a settembre) fa venire l’acquolina in bocca a tutti i videogiocatori. Godetevi il video che ne vale la pena, dal momento che è abbastanza lungo vi dico che il combattimento di trova al terzo minuto, nel caso voleste vedere quello e non aver voglia di aspettare!
Salve a tutti, lettori di Inside The Game!
E’ con un po’ di emozione e tremarella nelle dita che mi appresto a scrivere il secondo post non videoludico di questo blog, dopo il primo riguardante l’anniversario dei 100 post, per il quale ho addirittura inaugurato la nuova veste grafica e il dominio attuale.
Sono emozionato perchè questo blog, volente o nolente, mi è scappato di mano. Non solo per i visitatori che continuano ad aumentare mese dopo mese (ora siete circa 260 al giorno, FISSI, che spettacolo…). Soprattutto sono emozionato per gli attestati di stima, i link da altri blog, i commenti d’affetto, le discussioni e tutto quello che si è consumato, in duecento post, su questi lidi. Ammetto che il blog mi sia costato fatica soprattutto in termini di tempo. Il problema è che non lo considero più facoltativo, bensì necessario. Mi piace esprimermi e trovo questa piazza telematica davvero grandiosa e voi un pubblico stratosferico. Per questo provo a non farvi mai mancare un post al giorno ed è per questo che ora sono qui a scrivere anzichè giocare a Metal Gear Solid 4. Perchè, davvero, siete nel mio cuore.
Ma voiglio sottolineare una differenza tra l’anniversario dei cento post e questo, una differenza che sancisce anche la nuova caratteristica di Inside The Game, che in verità avete già tutti sperimentato. All’inizio ero da solo, ora invece questo è ufficialmente un blog collettivo, quindi scritto a più mani. Senza l’aiuto degli altri blogger non ci sarei arrivato sano di mente a questo duecentesimo post! Ed è di questo che voglio parlarvi oggi, della creazione della pagina relativa allo staff (domani la pubblico), che sta rendendo questo spazio sempre più bello!
Come ho già detto, voi lettori non siete certo stupidi e quindi è un po’ che notate post di Fucktotum Nobsyde o Rev, in rigoroso ordine alfabetico. E’ dalle menti di questi tre “personaggi” che nascono comunque tutte le iniziative del blog. Non solo contenuti da leggere ma anche da ascoltare, da guardare ecc. Ovvio, quindi, che io debba ringraziarli e almeno citarli.
Di Massimo “Fucktotum” Mallia che dire. E’ un mio amico di infanzia, quindi un raccomandato
Sbagliatissimo; non lo è affatto, anzi. Molte delle opinioni o dei discorsi sui videogiochi che spesso mi vengono in mente, sono farina del suo sacco. Tante intuizioni, soprattutto, sono davvero interessanti e credo che lo stia dimostrando con i suoi post, anche se probabilmente non vuole ancora “strafare”. Si sta tenendo le bloggate migliori ancora nella manica
Tra l’altro è l’uomo che dovete ringraziare se i miei post non hanno errori di italiano o di battitura: non je sfugge niente!
Ma non è solo uno che scrive, con lui ho condotto “La Zona X“, Radio Fragtime, spero non ve la siate dimenticata…
Marco “Nobsyde” Alice è invece un felice incontro dei miei ultimi anni di netgaming, quelli passati principalmente a lavorare nell’ambiente e non a giocare. E’ il volto/voce/verbo di Progaming Italia. In lui mi piace lo spirito d’intraprendenza e la voglia di scrivere bene, rileggendo ogni virgola e impostando ogni capoverso per un’emozione nuova. E’ colui con cui ho urlato la più bella telecronaca della mia carriera. Ed è un amico. Si è unito per ultimo al bus targato ITG ma è anche il primo che ha scritto una presentazione/post, molto piacevole da leggere. La passione, in gente come lui, sono sicuro che non morirà mai.
Last but not least, Gabriele “Revng” Palozzi, che ora sta al mare ed ha anche il computer rotto
Non potrà leggere quindi queste righe ma sa benissimo che nonostante non abbia ancora voluto dimostrarsi un blogger efficace (spero che lo faccia presto, sia con una presentazione che con qualche post), è sicuramente molto importante per questo spazio. Il suo apporto divertente e spensierato, innestato nella trasmissione radiofonica Il Bar dell’eSport e Dintorni è stato essenziale. La continua voglia di migliorarsi ha rappresentato per me uno stimolo in più. Speriamo che quella iniziativa ritorni alla vita… vi faremo sapere. Per Rev provo un affetto davvero sincero, volevo farglielo sapere qui nonostante le differenti vedute
Bene, ora quindi potete capire i perchè e i per come delle mie scelte nella creazione dello staff dietro ad Inside The Game e l’unica cosa da dire rimane: “buon lavoro a tutti“.
Ma prima di ricominciare a scrivere, scrivere, scrivere… festeggiamo! Il video postato è qui per questo: celebriamo Inside The Game e i suoi 200 post, i suoi 2.004 commenti (grazie ragazzi anche a voi di cuore), e i suoi 23.802 click totali solo della nuova versione che uniti ai 43.463 della vecchia fanno: un sacco di click!!!!!!!!!!
Cheers!
P.S. E’ in edicola Game Pro 14, non perdetevi questo numero della rivista, mi raccomando. Trovate i suoi contenuti
a questo link, ma soprattutto ci trovate la mia column di questo mese intitolata:
Ecco come TV e videogiochi possono convivere.
La conferenza stampa di Nintendo (riferitami da Peppe, che ringrazio, e poi vista sui video del sito ufficiale www.e3expo.com), contrariamente a quella Microsoft di ieri e a quella Sony, tenutasi poco dopo (ne parliamo domani) ha inequivocabilmente dimostrato un fatto: Nintendo ha vinto.
Tutto il tono del discorso, attenzione sto parlando quindi della forma non della sostanza, faceva trasparire un’evidente “superiorità” territoriale e quindi ho notato poca voglia di far scrivere fiumi di inchiostro a blogger come me o alle riviste specializzate. In fondo, parliamoci chiaro, la casa di Kyoto prima del Nintendo DS era data per spacciata. Vendeva solo il GameBoy, mentre il suo Gamecube era semisconosciuto (non scherzo quanta gente conoscete che l’abbia posseduto anzichè avere una PS2?). Eppure in questa generazione ha speso meno dei suoi diretti concorrenti ed ha venduto il doppio, guadagnando molto di più. Wii e DS sono due prodotti che hanno totalmente fatto breccia in un mercato inseguito costantemente da Sony, ma mai raggiunto a forza di Eye Toy: sto parlando di coloro che non hanno mai videogiocato.
Prodotti come Brain Training o Wii Sports, hanno messo insieme giovani e anziani; Super Mario Galaxy ha dimostrato che la voglia di tenersi i fan ci sarebbe ancora. I risultati in comunicazione, comunque emblematici, dovuti ad un prezzo davvero competitivo dato a Wii, hanno creato un corto circuito in un mercato casalingo letteralmente dominato da PS2 dando ragione, per una volta nella storia, a chi ha avuto il coraggio di innovare. E questi risultati si vedono ad occhio nudo: quanti spot in televisione di giochi per Wii avete visto?
Adesso Nintendo non può permettersi di aspettare le mosse degli avversari, quindi continua a proporre a modo suo novità eclatanti. Animal Crossing per Wii promette già faville sul settore dell’online (qui potete vederlo), mentre ciò che state osservando, cioè Wii Music, arriva in un momento importantissimo per i giochi musicali e può raccogliere seneramente un’eredità difficile perchè è fatto bene.
L’annuncio del nuovo “sensorino”, come mi piace chiamarlo (il Wii Motion Plus), è comunque una ciliegina sulla torta e forse chiuderà la bocca a chi ha criticato Wii per i suoi controlli spacciati come rivoluzionari ma comunque non precisi (vedere per credere).
Ora però voglio tornare all’inizio del mio discorso: tutto quanto mostrato in questo attesissimo palconscenico dell’E3 2008, mi sembra comunque un “compitino” per chi ha rivoluzionato il mercato dei videogiochi. Non c’è stata la voglia di mostrare neanche un titolone per noi hardcore gamer; mi sarei aspettato almeno un nuovo uso della pedana Wii Fit unito ai normali Wii Mote e Nunchuck o qualche periferica davvero mai vista, invece nulla. Io in questo vedo l’aria di chi ha vinto e la dimostrazione viene dalla lunga disanima dei dati mondiali di vendite che vedono il Wii superare tutta la concorrenza, per non parlare delle copie di Nintendo DS sparse per il globo.
Insomma Nintendo; i tuoi fan vogliono che ti ricordi di loro. Vogliono giocare le innovazioni formali ma anche quelle stilistiche che vengono dalla “penna” di Miyamoto & co. I tuoi fan vogliono che tu sappia osare non solo nel casual, ma anche nel santuario dell’hardcore. Non ci bastano 3 giochi in un anno.
Forse siamo troppo esigenti? Da chi ha creato Mario, chiedere di meno, sarebbe un delitto.
Comunque sia, Wii Music è bellissimo!!!
Ci siamo!
Domani comincia la nuova edizione dell’Electronic Entertainment Expo: una delle più importanti fiere di videogiochi al mondo. Un tempo unica, sola e gigantesca, ora semplicemente goccia in un mare di eventi bellissimi, a cui publisher e software house partecipano con molto entusiasmo per presentare i propri prodotti.
L’E3 di Los Angeles è un sogno, per molti. Io ad esempio non ci sono mai andato e ho sempre sbavato sulle anteprime delle riviste (e ora dei siti): mi piacerebbe tantissimo andarci! Purtroppo l’America è troppo lontana… probabilmente mi concederò una gitarella in quel di Lipsia, chissà, per la Games Convention che probabilmente adesso è ancora più grande.
Ma il fascino della fiera in California è molto più grande. Da sempre le anteprime, i più stupefacenti annunci, i migliori giochi, vengono presentate nei palchi dei mega stand dell’E3. Ma niente di “enorme” quest’anno: dal 2007 la fiera ha subito una pesante riorganizzazione poichè era troppo costosa. Tra l’altro ora è solo ad invito e non ha più quei 50.000, 60.000 visitatori dell’edizione 2004, ad esempio. Ciò non toglie che la sostanza vale più della forma; a me personalmente non interessa molto che Nintendo abbia o non abbia un super palco con 100 booth babes una meglio dell’altra (forse queste un pò mi interessano… il video è una dimostrazione
). Io voglio vedere grandi giochi in anteprima! Anzi voglio giocarli in mezzo a migliaia di fan come me! Nel tempio del divertimento elettronico dal 1995 (anno della prima edizione della fiera).
Starò a casa come voi, peccato in un certo senso. Ma da una parte sono comunque contento di discutere qui sul blog delle novità che verranno presentetate in questi quattro giorni, da lunedì 14 a giovedì 17. Preparatevi a vedere finalmente Fallout 3, Project Origin, Dragon Age, Mortal Kombat vs DC Comics e tanti altri. Sul blog proverò a embeddare lo streaming di GameSpot, se ci sarà, così da commentare davvero in diretta tutti i titoloni attesi per questo autunno. Se fosse come quello 2007, sarebbe SUPER!
Chiunque frequenti o abbia frequentato l’affollatissimo mondo delle riviste dedicate ai videogiochi dovrebbe conoscere Marco Accordi Rickards (il mitico Metalmark) ed i perchè sono facilmente intuibili: innanzitutto collabora e ha collaborato con moltissime realtà editoriali italiane (dai fumetti al cinema); secondo poi perchè per cultura, formazione e preparazione conosce pochi rivali nel settore della stampa specializzata videoludica.
E’ quindi un piacere parlare qui del suo blog, M-COM: Bullshit Defense, che trovate all’indirizzo http://metalmark.wingsofmagic.it/ , esperimento atipico nel suo genere: infatti, pur parlando in toni molto seri del nostro hobby, non disdegna mai una rapida incursione su lidi più ironici o irriverenti.
Non si può parlare della Mark-Caverna senza citare due delle iniziative più interessanti presenti, che dimostrano chiaramente questa doppia impostazione: da una parte abbiamo la definizione del Conscious Gamer, categoria di videogiocatori teorizzata da Metalmark per dimostrare che non esistano solo giocatori casuali o hardcore, ma anche persone che trovano intelligente e appagante divertirsi con una mente aperta, non limitata dalle opinioni di media spesso disinformati: sintetizzando, il gioco come fenomeno sociale e culturale assimilabile ad espressioni artistiche analoghe, ad esempio al cinema.
Dall’altro lato, quello più ironico, c’è il censimento delle e-gnocche: chiunque può sottoporre all’insindacabile Mark-giudizio il proprio personaggio femminile preferito (valgono solo i videogames of course!): la e-donzella riceverà un voto e, a corredo dello stesso, sarà pure pubblicata una foto (niente pixel stavolta!) di una bella signorina che potrebbe interpretarla nella realtà.
Di recente è avvenuto un upgrade della Caverna per renderla più vasta e accogliente: farci un salto è chiaramente consigliato, troverete sempre spunti di riflessione interessanti per vedere i videogiochi con un occhio più attento e consapevole; oppure, nel peggiore dei casi (ma ne siamo sicuri?), potrete rifarvi gli occhi con qualche bella e-pulzella!
Nel video di apertura l’unica apparizione youtubiana di MetalMark!
Non si vede molto ma vi dovete accontentare!
http://youtube.com/watch?v=raWuPqk7WbE
Le vie dei videogiocatori sono infinite: mi rendo conto di questo col passare degli anni, dei titoli e delle piattaforme.
Qualche anno fa sembrava che gli sparatutto in soggettiva avessero già detto tutto, in termini di modalità e varianti: il tempo ci sta insegnando che ancora non abbiamo visto niente, se non gli albori di questo genere videoludico, tali e tanti sono gli aspetti su cui le soffware house non si sono ancora soffermate.
Nel mio caso specifico ad esempio, ho iniziato il mio rapporto con i first person shooter col vecchio e caro Quake (il primo), che, pur essendo passata un sacco di acqua sotto i ponti, racchiudeva in sè quasi tutto quello che è stato mostrato in seguito, sia in termini di giocabilità che di gameplay.
Dopo essermi stancato di quel tipo di azione, ho ignorato il genere per un po’, almeno fino a quando Akira non mi ha dato una bella cd-key per giocare a Counterstrike 1.6. Lì è cambiato moltissimo: ho scoperto che un fps può essere molto profondo e meno frenetico rispetto ai suoi predecessori, ma ugualmente affascinante e forse anche più divertente, pur se giocato su una sola mappa (ho sempre avuto un debole per de_dust2).
Con Halo 3 mi era sembrato di tornare alle origini, divertendomi con l’azione scriteriata, i veicoli i salti continui, con i fuoriosi deathmatch e le varie scorciatoie che garantiscono una superiorità sul campo.
Ma mancava ancora qualcosa, qualcosa che ho (ri)trovato grazie a Unreal Tournament 3.
Ora che è uscito anche per X Box360 (dopo le versioni Pc e PS3) posso godermelo anche io, soprattutto in virtù dell’effetto “macchina del tempo” che esercita su di me. Mi sono infatti reso conto che, per quanto abbia avuto estremo giovamento dalla serietà dell’azione di CS, ero, sono e sarò sempre un appassionato della frenesia, delle decine di razzi che volano, dell’abilità nello schivarli e delle varie modalità che mi fanno impazzire (il Capture the Flag su tutti, ma se aveste intenzione di provarlo non sottovalutate il Warfare: la conquista di un vasto territorio procedendo per obiettivi secondari causa dipendenza!)
Oltre ad avere un comparto tecnico di grande spessore (ottima dimostrazione di come l’Unreal Engine 3 sia un eccellente motore), soddisfa le esigenze degli amanti più intransigenti dell’azione senza compromessi: si muore e si “respawna” immediatamente, le armi possono essere portate tutte senza essere costretti a sceglierne un paio, l’agilità nei movimenti e la conoscenza delle mappe sono essenziali per una buona prestazione.
Dopo tanti anni di armi realistiche o simil-tali, dazio necessario da pagare ai titoli di ambientazione storica, torna uno degli arsenali videoludici migliori, fatto di strumenti di morte bellissimi da vedere ed equilibratissimi da usare (io amo il biofucile GES: si, quello che spara le palline verdi che si attaccano a muri e persone e poi esplodono: elaborare una trappola senza scampo per l’avversario mi gratifica sempre).
Non posso non citare poi quello che per me è il più bel veicolo mai visto in un fps: il DarkWalker, in sostanza un tripode che deve parte del suo fascino alla somiglianza coi veicoli alieni de “La Guerra dei Mondi” di Spielberg. E’ eccezionale irrompere in una zona affollata con questa macchina di distruzione che si erge tra i palazzi per portare il sacro laser purificatore sui vostri avversari!
Insomma, sebbene il periodo storico che attraversano gli fps di questi tempi sia improntato più alla simulazione dei conflitti che al divertimento spensierato, Unreal Tournament 3 dimostra che c’è ancora spazio e voglia nel popolo dei videogiocatori per intrattenersi… a colpi di razzo: peccato per quello che sta ormai diventando un cruccio vero e proprio, il fatto cioè che per quanto vengano sviluppati molti titoli multipiattaforma altamente competitivi, ancora non sia possibili giocarli su server comuni a tutti, aspetto che aiuterebbe di certo il movimento del net gaming…